Cosa succede se la Russia chiude gas?

In Luce e gas
Russia chiude gas

Negli ultimi tempi, per via dei recenti cambiamenti geopolitici e della guerra esplosa in Ucraina, ci si chiede con preoccupazione che cosa succede se la Russia chiude gas. Si tratta di uno scenario particolarmente preoccupante sotto diversi punti di vista in quanto la Russia è uno dei produttori di gas più importanti al mondo e l’Europa, in particolare l’Italia importano da Mosca gran parte del proprio fabbisogno di gas.

Se la Russia chiude il gas quindi emergono diversi problemi e criticità e bisognerebbe valutare con attenzione anche le diverse conseguenze. Quando la Russia chiude gasdotto e quindi le esportazioni di gas verso l’Europa questo potrebbe portare a scenari oggi ancora largamente inesplorati. Nei prossimi paragrafi cercheremo di fare una panoramica degli scenari possibili qualora dovesse interrompersi l’importazione di gas dalla Russia.

Russia chiude gas: possibili scenari

Se la Russia chiude il gas quali sono i possibili scenari? In Ue l’Italia, assieme alla Germania, è sicuramente uno dei paesi che è più legata a Mosca per il gas. Secondo i dati divulgati dal ministro della Transizione ecologica Cingolani l’Italia importa dalla Russia qualcosa come 29 miliardi l’anno di metri cubi di gas, qualcosa di più del 40% del fabbisogno nazionale.

Una volta chiuso il gasdotto Russia potrebbero volerci dai 24 ai 30 mesi per riuscire a svincolarsi del tutto. Come accennato però i sommovimenti geopolitici recenti hanno indotto l’Europa e l’Italia a dare una forte accelerata per quanto riguarda l’indipendenza energetica dalla Russia.

Entro la fine della primavera è stato messo a punto un piano che prevede la sostituzione di 15-16 miliardi di metri cubi che arriveranno quindi da fornitori diversi dalla Russia. In quest’ottica la Commissione Europea ha già iniziato a valutare alternative e soluzioni per riuscire a far fronte alla crisi energetica. Ad esempio la Commissione Ue ha presentato proposte come l’obbligo di riempire al 90% le riserve di gas entro il primo ottobre di ogni anno.

Altra proposta per evitare conseguenze negative se la Russia chiude gas è quella di procedere a regolamentazioni di prezzi e a tassare i profitti straordinari realizzati dai produttori di energia elettrica grazie ai prezzi molto alti dell’ultimo periodo.

Russia chiude gas: la dipendenza dell’Europa

Solo nel 2021 l’Europa ha importato dalla Russia qualcosa come 155 miliardi di metri cubi di gas naturale, una cifra molto importante che ammonta a qualcosa come il 45% delle importazioni di gas dell’UE e al 40% del suo consumo totale di gas. In quest’ottica l’Iea, ovvero l’Agenzia Internazionale dell’Energia, ha proposto all’Ue un piano articolato che mira a ridurre di 50 miliardi di metri cubi le importazioni di gas dalla Russia.

Se la Russia chiude gas le riserve dell’Ue potrebbero durare solo fino all’estate. I governi si stanno già muovendo per trovare delle alternative per l’import di gas come ad esempio l’Algeria oppure le importazioni di gas liquido dagli Stati Uniti. Alcuni propongono anche di arrivare ai 60 GW di rinnovabili in Italia entro tre anni così da ridurre del 50% le importazioni di gas dalla Russia. Solo per fare un esempio oggi l’Italia produce circa il 5% del suo fabbisogno.

Attualmente Italia ed Europa stanno dunque iniziando a comprendere che la dipendenza dal gas come elemento di transizione verso le rinnovabili fosse solo una sorta di illusione. Se la Russia chiude gas potrebbe però anche esserci una grande occasione per una netta accelerazione in direzione della transizione energetica.

Russia chiude gas: rinnovabili ed efficienza energetica

In vista dello scenario sempre più probabile in cui la Russia chiude gas si potrebbe lavorare tanto sulle rinnovabili quando sull’efficienza energetica per ridurre i consumi degli edifici. In Italia ad esempio disponiamo di edifici che consumano molta energia che sono di classe C o F. Molti suggeriscono di migliorare questo aspetto e di ridurre i consumi del 60-70%. Ricordiamo ancora una volta che l’Italia è tra i paesi europei più vincolati a Mosca per quanto riguarda l’import di gas.

Sulla base dei dati della Transizione ecologica nel 2020 il 43,3% del gas naturale importato dall’Italia proveniva proprio dalla Russia, il primo fornitore di metano nel Paese davanti all’Algeria (22,8%), alla Norvegia e al Qatar (10% ciascuno). Se la Russia chiude gas l’Italia rischierebbe di perdere in un sol colpo circa la metà delle importazioni e la produzione interna, attualmente, corrisponde solo al 10% del totale.

Secondo recenti studi per ridurre l’afflusso di gas russo ci sono diverse strade che potremmo quindi riassumere come aumento delle importazioni da altri paesi, l’incremento della produzione nazionale e il potenziamento degli stoccaggi. Ricordiamo ancora una volta come la produzione nazionale ricopra solamente una piccola percentuale del fabbisogno totale in quanto parliamo di 3,1 miliardi di metri cubi di gas all’anno.

Inoltre è anche sul tavolo la possibilità di riattivare le centrali a carbone che si stavano chiudendo negli anni scorsi. In questo se la Russia chiude gas sarebbe possibile in qualche modo limitare i danni in vista di soluzioni sistemiche più incisive.

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