Centrali a carbone in Italia: la mappa di quelle attive

In Luce e gas

Anche se negli ultimi anni si è diffuso sempre di più il discorso relativo alle energie rinnovabili abbiamo ancora centrali a carbone in Italia. Dobbiamo premettere che il carbone, in realtà, continua a essere in prima fila nella produzione di energia elettrica con una quota che raggiunge il 40% a livello mondiale e il 26% circa in Europa. L’Italia attualmente è l’unico paese che, anche se non ricorre al nucleare, è riuscito ad abbassare molto il consumo di carbone che oggi si aggira intorno al 12%.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a un calo importante delle importazioni di carbone a vapore. Attualmente le centrali a carbone attive in Italia vantano un rendimento medio del 40%. Le centrali a carbone in Italia sono considerate altamente inquinanti e quindi si è cercato di dismetterle nel tempo. Con scenari geopolitici incerti che rendono difficile l’approvvigionamento di gas ecco che il tema delle centrali a carbone in Italia sta tornando prepotentemente d’attualità.

Centrali a carbone in Italia mappa

Nel 2019 l’Italia ha deciso di smettere di utilizzare centrali a carbone. Il Piano nazionale integrato per energia e clima (PNIEC) aveva stabilito nel 2025 l’anno come limite entro cui dismettere le centrali termoelettriche a carbone o riconvertirle in centrali gas naturale. Ma c’è ancora una centrale elettrica a carbone in Italia? Abbiamo ben 7 centrali ancora funzionanti che sono elencate nel sito di Assocarboni, Associazione Italiana degli Operatori del Carbone.

La prima delle centrali a carbone attive in Italia è la centrale di Fiumesanto (SS) di proprietà di EP Produzione SpA con 2 sezioni a carbone da 320 MW. Altra centrale elettrica a carbone in Italia è la centrale friulana di Monfalcone di proprietà di A2A SpA composta di 4 sezioni di cui 2 alimentate a carbone da 165 a 171 MW. Abbiamo poi la centrale di Torrevaldaliga Nord di proprietà di Enel SpA composta da 3 sezioni da 660 MW riconvertite a carbone (centrale operativa sin dal 2009).

C’è poi anche la centrale di Brindisi Sud di proprietà di Enel SpA composta da 4 unità ciascuna da 660 MW alimentate carbone e la centrale del Sulcis sempre di proprietà di Enel SpA composta da 1 unità da 340 MW a carbone. Infine abbiamo la centrale di Fusina (sempre di Enel SpA) composta da 4 unità da 320 MW a carbone e quella di La Spezia composta da 1 unità da 600 MW a carbone.

Il discorso relativo alle centrali a carbone in Italia è tornato d’attualità nonostante l’Italia abbia firmato gli accordi di Parigi sottolineando l’impegno contro la crisi climatica. Ricordiamo infatti che tenere aperta una centrale elettrica a carbone in Italia significa fare affidamento su una centrale energetica tra le più inquinanti in assoluto.

Riordiamo che l’uscita del carbone doveva essere compensata dal gas, il cui prezzo è in salita. Era inoltre in programma la riconversione delle centrali dal carbone al gas ma questo processo è stato bruscamente interrotto per via dell’impennata dei costi della materia prima.

Centrali a carbone in Italia: cosa sapere

Attualmente la centrale elettrica a carbone in Italia più grande è quella di Brindisi ed è anche quella che emette più anidride carbonica assieme a quella di Civitavecchia. Nel 2020 inoltre Enel ha anche aperto alcuni concorsi per progettare il rifacimento delle centrali a carbone in Italia immaginandoli sempre di più come dei luoghi aperti al territorio e integrati con il paesaggio dove poter produrre energia sia con gas che con luce solare ed eolico.

Erano già stati selezionati i progetti per le centrali a carbone in Italia di Fusina, Brindisi e Civitavecchia ma le cose sono cambiate per via di rivolgimenti geopolitici e aumento del costo del gas. C’è poi anche il discorso legato ai lavoratori e all’indotto dal momento che le centrali a gas o eoliche hanno bisogno di molto meno personale rispetto alle centrali a carbone. Il carbone dovrà essere trasportato via nave, scaricato e poi movimentato nelle centrali, tutte delle attività non necessarie se si usa il gas che viene poi scaricato e movimentato nelle centrali. La trasformazione delle centrali a carbone in Italia in centrali a gas è stata osteggiata anche da amministrazioni locali e organizzazioni ambientaliste in quanto continuerebbero comunque a causare emissioni di gas serra.

Anche per questo molti chiedevano proprio di dismettere queste centrali a carbone in Italia. Del resto la conversione delle centrali a carbone in Italia era stata prevista anche dallo PNIEC dove si considerava di rimpiazzare il carbone con le fonti rinnovabili di energia mediante la realizzazione di unità termoelettriche addizionali alimentate a gas.

Centrali a carbone in Italia: le prospettive

Secondo un recente dossier pubblicato dal Wwf entro il 2070 potrebbe finire la disponibilità di carbone. Questo però è un dato fuorviante in quanto se continuassimo a estrarre il carbone fino a tale data ci sarebbe comunque un impatto ambientale devastante. Inoltre le attuali centrali a carbone in Italia funzionavano a scartamento ridotto in quanto si preferiva acquistare energia dall’estero. Oggi però gli scenari sono cambiati ed emerge quindi con nettezza l’importanza di puntare su efficienza energetica e fonti rinnovabili.

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